Più cooperazione e coordinamento per uscire dalla crisi

Nella sessione d’apertura della seconda giornata del forum Economia e società aperta si è discusso di come uscire dalla crisi della finanza mondiale senza sacrificare la libertà dei mercati

Una crisi di cui bisogna imparare le lezioni, mettendo a punto un maggiore coordinamento e cooperazione nella supervisione e regolamentazione dei mercati senza reprimere la loro crescita ed apertura. È questa la ricetta su cui hanno concordato maggiormente i partecipanti al convegno ‘Finanza mondiale: che cosa insegna la crisi’, in apertura del secondo giorno di Economia & società aperta, il forum promosso da Bocconi e Corriere della Sera.

“In reazione a qualsiasi crisi bisogna bilanciare le azioni d’emergenza e la riflessione sull’accaduto,” ha detto Jörgen Holmquist, direttore generale presso la direzione al Mercato interno e servizi della Commissione Europea. “L’Europa, infatti, ha scelto di confermare la propria fiducia nell’apertura dei mercati.”

Secondo Holmquist, bisogna dare molta attenzione alle lezioni da imparare, in questo caso il fatto che delle cattive procedure di regolamentazione dei mercati possono essere contagiose e, grazie alla stretta relazione fra i mercati, espandersi rapidamente in tutto il mondo. Da qui, ha concluso Holmquist, il bisogno di insistere su una maggiore cooperazione a livello mondiale in termini di regolamentazione.

“Per governare la globalizzazione e domare le crisi lo scambio di informazione deve essere la regola,” ha spiegato Franco Bruni, docente di politica monetaria internazionale, “E bisogna anche aumentare la cooperazione a livello globale in tema di politica monetaria. La linea di fondo però è che la reazione alla crisi in tema di regolamentazione non deve mettere in pericolo la globalizzazione.”

Nello specifico, ha spiegato Bruni, gli Usa hanno bisogno di semplificare la propria supervisione dei mercati, riducendo la moltitudine di autorità presenti, e l’Europa deve centralizzare la propria supervisione dei mercati e introdurre delle regole sollecite e decisive per contrastare le crisi.

“Per noi del settore bancario ed assicurativo un maggiore coordinamento in termini di regolamentazione e supervisione dei mercati sarebbe molto gradito,” ha concordato Lorenzo Savorelli, Direttore della Ricerca e Sviluppo, Generali Assicurazioni. “Il punto chiave resta la velocità in cui vanno introdotte le nuove misure.”

“La migliore regolamentazione, si dice, è quella che avviene quando le persone fanno, nel loro migliore interesse, ciò che gli altri si aspettano da loro,” ha detto Shyam Sunder, docente di contabilità e finanza alla Yale University. “Bisogna però essere equilibrati nell’introdurre le regole. Nel campo della contabilità, per esempio, un’eccessiva standardizzazione delle regole a livello globale può essere pericolosa.”

Secondo Sunder, troppe regole possono tarpare un settore, eliminando l’innovazione e la creatività. Nel settore IT, per esempio, la migliore innovazione nel campo di internet e della telefonia è venuta quando degli innovatori indipendenti hanno violato le regole del settore e creato dei propri nuovi standard.

“Una crisi comunque non drammatica, domabile, che qualcuno definisce più come turbolenza,” ha concluso Bruni, “da cui si può uscire nel momento che le autorità di regolamentazione e vigilanza mettono a punto le azioni necessarie. Come reazione alla crisi c’è un sentimento anti-finanza eccessivo e un disorientamento nell’opinione pubblica ma la situazione è sotto controllo e si sta imparando ciò che deve essere imparato.”

Tomaso Eridani

13/05/2008

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