Il capitale umano come elemento chiave per governare la globalizzazione delle aziende, un fattore che, lungi dal rappresentare semplicemente un costo, racchiude in sé uno dei cardini dello sviluppo. È il passaggio fondamentale nella strategie delle aziende, soprattutto se multinazionali, che emerge dal convegno “Imprese globali e capitale umano” che si è tenuto in Bocconi nell’ambito del forum internazionale “Economia e società aperta”, organizzato dall’università con il Corriere della Sera.
“Imprese come General Electric e Procter & Gamble”, ha sottolineato Arnaldo Camuffo, ordinario di organizzazione aziendale in Bocconi, “derivano il 70% del loro valore di mercato da asset intangibili e buona parte di questo valore è costituita dal capitale umano”. Le politiche per il personale sono dunque una leva fondamentale di sviluppo. E’ il caso della Toyota, come ha ricordato Camuffo, “che grazie all’investimento di decine di milioni di dollari in training center, ha saputo gestire con profitto la propria apertura negli anni Settanta verso i mercati americani e europei”. È grazie all’adeguata valorizzazione del capitale umano, che “la globalizzazione, che è spesso presentata come un problema, può diventare una straordinaria occasione di sviluppo”. Servono però investimenti e se le aziende devono fare la loro parte, “queste non possono essere lasciate sole: fondamentali sono i legami con le università e i centri di ricerca”.
Non sempre, tuttavia, le imprese hanno colto il valore come leva di sviluppo del capitale umano. Negli Usa, “dove tra la metà dei Settanta e la metà dei Novanta i salari reali sono dimuiti di un terzo”, ha commentato Peter Cappelli della Wharton school of management, “la globalizzazione è vista in modo negativo a causa della strategia che le aziende hanno tenuto”. Nella maggior parte dei casi, secondo Cappelli, le company americane hanno reagito alla concorrenza internazionale dei paesi a basso salario facendo leva sui propri dipendenti per diminuire i costi e puntando sulla terziarizzazione del lavoro verso i paesi in via di sviluppo.
Hanno sottolineato la valenza delle risorse umane anche le esperienze di Towers Perrin e di Eni. Maurizio Valsecchi, managing partner di Towers Perrin, società di consulenza esperta in gestione del personale: “Un nostro studio su 10 mila dipendenti in tutto il mondo ha evidenziato come il capitale umano sia più attirato dalle prospettive di carriera e dalla possibilità di imparare che da incentivi materiali e che l’engagement, cioè il coinvolgimento dei lavoratori, è più elevato nelle imprese multinazionali. Inoltre, è dimostrabile che tale coinvolgimento condiziona le performance aziendali”. Salvatore Sardo, direttore del personale di Eni, ha poi sottolineato come l’azienda italiana investa 60 milioni di euro l’anno in formazione, 32 dei quali per il personale che deve operare in contesti internazionali. Anche Eni ha condotto alcune analisi sulle criticità nel rapporto tra dipendenti e azienda, dalle quali “è emerso che sono proprio la motivazione e il coinvolgimento gli elementi maggiormente richiesti. I lavoratori vogliono contribuire all’azienda”.
E se Umberto Paolucci, presidente di Microsoft Italia, ha messo in evidenza come “la misura del successo di un’azienda sia il fatto di diventare un’azienda di destinazione, un posto, cioè, dove la gente voglia andare a lavorare” e come in Microsoft si punti su percorsi di formazione su misura, Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, ha ripercorso le tappe dell’azienda sottolineando quanto importante sia stata la formazione una volta raggiunta la standardizzazione dei prodotti tra le fabbriche del marchio nel mondo. In un’azienda che all’arrivo di Tronchetti Provera “ha cambiato l’80% del top management in sei mesi”, si è puntato molto “proprio sulla formazione e sulla competizione tra fabbriche”. Formazione che, secondo Tronchetti Provera “è tanto più importante quanto più si sale nella gerarchia aziendale”. “La globalizzazione è un fenomeno stabile”, ha concluso il numero uno di Pirelli, “le aziende devono dunque essere capaci, grazie alla continua innovazione, di muoversi ovunque con standard che devono essere alzati continuamente”.
Andrea Celauro
13/05/2008